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Regione Lazio POR FSE 2014-2020

Avviso pubblico “Presa in carico, orientamento e accompagnamento per l’inclusione sociale attiva” Asse II – Inclusione sociale e lotta alla povertà -Priorità di investimento 9.i – Obiettivo specifico 9.1

 

PROGETTO #ATTIVAmente

 

Premessa - Definizione del problema

Gli Interventi per contrastare i rischi di povertà e di esclusione sociale rappresentano una delle azioni cardine della programmazione 2014-20 della Regione Lazio.

Nel 2015 si stima che le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta siano pari a 1 milione e 582 mila, e i singoli individui 4 milioni e 598 mila (il numero più alto dal 2005 a oggi). Segnali di peggioramento si registrano anche tra le famiglie che risiedono nei comuni centro dell’area metropolitana (l’incidenza aumenta da 5,3 del 2014 a 7,2%) e tra quelle con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (da 6,0 a 7,5%). Tra le persone coinvolte 2 milioni 277 mila sono donne (7,3% l’incidenza), 1 milione 131 mila sono minori (10,9%), 1 milione 13 mila hanno un’età compresa tra 18 e 34 anni (9,9%) e 538 mila sono anziani (4,1%). Negli ultimi dieci anni l’incidenza del fenomeno è rimasta stabile tra gli anziani (4,5% nel 2005) mentre ha continuato a crescere nella popolazione tra i 18 e i 34 anni di età (9,9%, più che triplicata rispetto al 3,1% del 2005) e in quella tra i 35 e i 64 anni (7,2% dal 2,7% nel 2005). Nello specifico l’analisi mostra che, nella Regione Lazio, nel 2008, la povertà era chiaramente “prerogativa” della classe anziana della popolazione (coloro che hanno più di 64 anni) mentre nel 2015 risulta concentrata maggiormente nella categoria di famiglie con capofamiglia giovane (età inferiore a 35 anni). Sul territorio emergono profili del disagio differenziati. I valori più alti si registrano nel Mezzogiorno per i grandi comuni e le periferie dell’area metropolitana (9,8%) e per gli altri comuni fino a 50 mila abitanti (8,8%), nel Centro per i grandi comuni e le periferie dell’area metropolitana (6,4%), mentre nel Nord per i comuni centro dell’area metropolitana (9,8%). Se il livello d’istruzione della persona di riferimento è basso (nessun titolo o licenza elementare) l’incidenza di povertà è più elevata (15,9%) ed è quasi tre volte superiore a quella osservata tra le famiglie con persona di riferimento almeno diplomata (5,8%). Nel Lazio la popolazione di giovani tra i 18 e i 29 anni è di 506.477.

Applicando le percentuali indicate del dato nazionale alla popolazione della Regione Lazio sarebbero più di 50.141 i giovani tra i 18 e i 29 anni in condizioni di povertà assoluta nella Regione Lazio (La Povertà In Italia, Istat, 2016).

La letteratura scientifica concorda sul fatto che l’adolescenza e la prima età adulta sembrano essere un periodo in cui si tende a mettere in atto comportamenti a rischio tra cui quello di consumo di sostanze. Alcune forme di uso sembrano essere associate allo svantaggio sociale, alla povertà, alla disoccupazione, ad una struttura familiare frammentata ed a eventi di vita stressanti.

Molto spesso il primo contatto con le sostanze è influenzato da fattori sociali e culturali ed alla pressione dei coetanei. Nella società attuale non è sempre facile individuare modelli di comportamento chiari e positivi. Il futuro non viene collegato ad obiettivi verso i quali impegnarsi (studio, lavoro, autonomia dalla famiglia) che siano realisticamente raggiungibili, di conseguenza molti giovani sono costretti a confrontarsi con la “paura” di crescere piuttosto che con la “voglia” di crescere. Spesso il contesto familiare stesso non è stato in grado di fornire un modello positivo di coesione e sostegno reciproco. In quest’ottica il gruppo dei pari diventa un contesto privilegiato di organizzazione affettiva e di confronto. Quello che si intende favorire attraverso le azioni progettuali è: sviluppare una maggiore consapevolezza verso i rischi connessi all’uso di sostanze e su come questo possa di conseguenza essere causa di disagio sociale, perdita del lavoro e inoccupazione, incentivare stili di vita sani in senso globale, sia sotto l’aspetto del corpo sia psicologico ma anche relazionale e sociale. Il fenomeno dell’abuso di sostanze rappresenta un problema di grande rilevanza sia sotto il profilo medico che politico-sociale e richiede un approccio multidisciplinare.

L’ipotesi di base per la realizzazione del progetto si fonda sulla condizione che la modificazione di un comportamento può avvenire solo all’interno di una relazione significativa dal punto di vista emozionale ed affettivo. L’obiettivo non è solo quello di dare informazioni alla popolazione target, ma soprattutto di stabilire una relazione fondata sullo scambio e sul confronto per favorire un apprendimento stabile e duraturo nel tempo. Le informazioni rilasciate hanno senso solo se si stabilisce prima una relazione significativa; secondo la Social Learning Theory (Bandura, 1996) le persone che per noi rappresentano un modello significativo ci portano a delle modifiche comportamentali, perché esse sono un modello che ben si adatta al nostro sistema di norme e valori. L’operatore ha fatto centro se diventa un adulto significativo ma alla pari per un gruppo di adolescenti o giovani adulti. La metodologia utilizzata, basata sul rapporto empatico tra operatore e utente, sulla relazione di reciproca stima e fiducia, vuole infatti agire non solo sul livello cognitivo, ma anche e soprattutto su quello emozionale, dell’adesione o meno a principi e valori che sono alla base del possibile cambiamento di atteggiamenti e comportamenti. Una metodica utilizzata è pertanto il counseling che si distingue dall’erogazione dell’informazione proprio per la sua specificità per ogni singolo utente, è infatti personale, caratterizzato da un pensiero strategico che orienta quell’intervento su quell’utente, in quel momento, su quel problema. In tal senso intendiamo dire che si può essere efficaci (negli obiettivi di prevenzione ed informazione) solo attuando interventi che sappiano muoversi verso il target preposto. Altro aspetto fondamentale sarà quello di implementare l’empowerment stesso dell’individuo che, ricevendo strumenti adatti, potrà muoversi in maniera autonoma e attuare una crescita professionale che lo porterà ad integrarsi nella società.

 

Destinatari Diretti

Destinatari sono giovani, tra i 18 e i 29 anni, inviateci da strutture territoriali, come il SERT, che vivono condizioni di disagio sociale e povertà. Questi giovani sono inoltre a rischio uso stupefacenti e microcriminalità.

 

Destinatari Indiretti

Le famiglie dei giovani che prenderanno parte al progetto e la comunità.

 

Obiettivi Generali

L’obiettivo generale è quello di promuovere l’inclusione dei giovani tra i 18 e i 29 anni a rischio povertà e in particolare condizione di vulnerabilità e fragilità sociale. Questo avverrà attraverso orientamento e accompagnamento in percorsi di rafforzamento personale e sostegno sociale, che mireranno a favorire l’inclusione attiva per promuovere le pari opportunità, la partecipazione diretta, fronteggiare l’emergenza dell’inoccupazione e l’esclusione sociale, con sostegno ai nuclei familiari multiproblematici e/o persone particolarmente svantaggiate o discriminate.

 

Obiettivi Specifici

L’obiettivo specifico del progetto sarà migliorare l’occupabilità, favorire la riduzione della povertà e dell’esclusione sociale attraverso servizi di sostegno innovativi. Tramite la presa in carico si accoglieranno gli utenti, si esploreranno le loro difficoltà e verrà eseguita una valutazione rispetto l’offerta/bisogno della persona. Nella fase di orientamento e in quella di costruzione del progetto individualizzato si valuteranno le problematiche concrete dei destinatari e verranno forniti strumenti di risoluzione dei problemi e delle difficoltà personali. Attraverso percorsi individualizzati si farà in modo di rendere gli utenti “empowered”, realizzando spazi di sostegno psicologico di gruppo, individuale e di counselling familiare e verranno realizzati laboratori utili a implementare le competenze dei destinatari. Si concretizzeranno inoltre attività di volontariato e/o corsi di formazione e verranno fornite agli utenti informazioni legali utili alla risoluzione delle proprie difficoltà.

 

Azioni e modalità di realizzazione del progetto

Per il raggiungimento degli obiettivi precedentemente presentati, il progetto prevede la realizzazione delle seguenti azioni e attività:

 

AZIONE I: RIUNIONI DI COORDINAMENTO OPERATIVO DEL PARTENARIATO

Verranno effettuate delle riunioni tra i referenti del soggetto partner (Ser.T. o altra struttura territoriale, che indicherà all’Associazione gli utenti beneficiari della proposta progettuale), e gli operatori della struttura erogatrice del servizio che prenderanno parte al progetto per predisporre ruoli, materiali, spazi e ipotetiche attività. Successivamente si valuterà la prima costruzione di una rete di risorse di cui poter usufruire, a favore dell’utente, nella fase operativa del progetto (2 incontri quindicinali di 2 ore, per tutta la durata progettuale al quale parteciperanno tutti gli operatori).

 

AZIONE II: PRESA IN CARICO

Nella fase di presa in carico possiamo distinguere due differenti passaggi: l’accoglienza e la presa in carico vera e propria. Nell’accoglienza l’obiettivo è quello di favorire un impatto positivo tra il soggetto target dell’intervento e la struttura. Nella presa in carico ci sarà il primo contatto tra gli utenti beneficiari del progetto inviati dagli enti territoriali e gli operatori della struttura che erogano il servizio. Questo potrà avvenire direttamente tramite un primo colloquio concordato tra ente inviante e

struttura erogatrice del servizio, o tramite contatto telefonico con il soggetto interessato. Nella presa in carico verranno fatti uno o più colloqui e verrà presentato ciò che il progetto si propone di fare, esplorare le difficoltà dell’utente e fare una valutazione rispetto l’offerta/bisogno della persona. In questa fase ci si può avvalere di eventuali strumenti psicodiagnostici utili per il progetto individuale (2 incontro a settimana di 1 ora, per utente al quale parteciperanno psicologo, assistente sociale e psicodiagnosta).

 

AZIONE III: ORIENTAMENTO

In questa fase, partendo dalle informazioni acquisite nella presa in carico, si avrà l’obiettivo di ottenere una valutazione globale dell’individuo in merito alle sue risorse, competenze e attitudini. Inoltre sarà fondamentale individuare le competenze relazionali dell’utente, quelle lavorative, le sue caratteristiche di personalità e le difficoltà di ordine sociale ed economico dell’utente e del suo sistema familiare / sociale. Tali informazioni potranno essere reperite attraverso un assessment multi- dimensionale, che prevede diversi tipi di attività, come ad esempio colloqui valutativi e counseling (individuali e familiari) e necessita di una collaborazione attiva dell’utente. Al termine di questa fase si potrà definire, insieme alla persona, il progetto individualizzato pensato per le reali esigenze e caratteristiche dell’utente (circa 30 ore per utente, suddivise in 25 ore di valutazione psicologica e 5 ore di valutazione socio-economica, a cui parteciperanno uno psicologo esperto in psicodiagnosi e valutazione psicologica ed un assistente sociale).

 

AZIONE IV: PROGETTO INDIVIDUALIZZATO

La costruzione di un percorso individualizzato prevede la necessità di effettuare un’accurata raccolta di informazioni anamnestiche rispetto alla storia clinica e alle pregresse esperienze lavorative e scolastiche del soggetto. Tali incontri, attraverso un bilancio delle competenze, sono anche orientati ad individuare capacità, aspirazioni, motivazioni, risorse, competenze e attitudini in prospettiva di scelte formative e/o professionali calibrate sulla persona, tenendo debitamente conto delle reali opportunità in relazione all’età del soggetto ed alle sue condizioni psicofisiche. Al fine di effettuare tale bilancio verranno utilizzate le informazioni raccolte durante la fase di orientamento. In questo modo si potrà definire, in accordo con l’utente, il percorso che dovrà essere svolto durante il progetto. Questa fase, come da Avviso Pubblico, si articolerà in diverse azioni:

 

Azioni di empowerment

Obiettivo dell’azione è quello di creare uno spazio di crescita personale, professionale e di integrazione della persona nelle comunità locali. Le difficoltà socio economiche, le condotte devianti e l’uso di sostanze posso rappresentare un punto d’arresto nella vita di individuo. Intervenendo nell’adolescenza o prima età adulta, possono bloccare precocemente il processo di strutturazione della personalità, il percorso di scolarizzazione o quello di acquisizione di competenze professionali. Un percorso individualizzato mirerà quindi ad attivare o riattivare un percorso di crescita personale a tutto tondo e permettere alla persona di acquisire o potenziare abilità emotive, sociali e professionali. Al fine di poter raggiungere questa crescita personale e professionale si utilizzerà come tecnica quella della psicoeducazione e del circle time, così da attivare le risorse della persona e del gruppo rispetto alle proprie aspirazioni e desideri, cercando inoltre di offrire all’utente contesti di crescita a lui più congeniali come ad esempio stimolando la partecipazione a corsi di formazione gratuiti (es. corsi per la patente europea per il PC), ad attività utili allo sviluppo di competenze e creando dei laboratori di prevenzione,informativi ed interattivi, legati ai possibili rischi dell’uso di sostanze, argomento che per la nostra Associazione è un caposaldo (in senso orientativo saranno dedicate a quest’azione il 30 % delle ore con gli utenti).

Accompagnamento

L’offerta progettuale prevede una fase di accompagnamento al lavoro, realizzata attraverso attività di tutoraggio, che prevedono la formazione dell’individuo alla creazione di un curriculum vitae che rispecchi le sue abilità e competenze. I tutor inoltre avranno il compito di aiutare l’utente ad eseguire uno screening delle possibili opportunità lavorative e/o formative, presso le agenzie interinali, centri per l’impiego e agenzie di servizio. Anche questa fase verrà basata e articolata su esigenze, abilità e attitudini del singolo utente (le ore dedicate a quest’azione progettuale verranno definite dopo la presa in carico dell’utente in funzione delle esigenze del singolo).

Sostegno psicologico

Il sostegno psicologico sarà finalizzato a rafforzare l’autostima e la capacità di relazione degli utenti. Date le difficoltà connesse all’ambiente sociale/personale di provenienza dell’utenza, questa azione si orienterà alla prevenzione di episodi e carriere devianti. È opportuno dotare i giovani di quelle competenze socio- affettive che l’Oms definisce come “life skills”. Con questo termine si intendono tutte quelle skills (abilità, competenze) che è necessario apprendere per mettersi in relazione con gli altri e per affrontare i problemi, le pressioni, gli stress della vita quotidiana. La mancanza di tali skills socio-emotive può causare, in particolare nei giovani, l’instaurarsi di comportamenti negativi e a rischio in risposta agli stress: esclusione sociale, inoccupazione, tossicodipendenza, microcriminalità, alcolismo ecc. (Bollettino OMS” Skills for life”, i le seguenti skills (OMS, 1994):

  • decisionmaking (capacità di prendere decisioni): consente di valutare la decisione più opportuna da prendere in diversi contesti, attivandosi in maniera autonoma per reperire informazioni su cui basare il ragionamento ed esercitando senso critico rispetto alle varie fonti che cercano di indirizzare la scelta;
  • problemsolving (capacità di risolvere problemi): per affrontare problemi di qualsiasi natura, senza rimanervi imbrigliati, resistendo allo stress che comportano;
  • creatività: prefigurarsi alternative, interpretare in modo originale informazioni, modificare e creare comportamenti e attività;
  • senso critico: elaborare autonomamente informazione, senza lasciarsi persuadere o influenzare;
  • comunicazione efficace: sapersi esprimere, sia verbalmente che non, in modo appropriato a contesto e interlocutore;
  • skills per le relazioni interpersonali: stabilire e mantenere relazioni e interagire appropriatamente;
  • autocoscienza: coscienza di sé stessi, delle proprie abilità ed attitudini;
  • empatia: capacità di ascoltare gli altri, senza pregiudizi o giudizi, cercando di identificarsi comprendere l’altrui punto di vista;
  • gestione delle emozioni: controllare le proprie reazioni, specie quelle istintive, evitando manifestazioni di rabbia e di aggressività e orientandosi verso la modulazione dei propri atteggiamenti;
  • gestione dello stress resistere alle tensioni dovute a problemi o sovraccarichi di varia natura.

Tutte queste skills andranno a svilupparsi tramite sostegno psicologico individuale e di gruppo, attraverso le tecniche di role-playng e circle-time. Con le attività di sostegno psicologico individuale si offre inoltre uno spazio di confronto e condivisione in merito alla gestione di potenziali situazioni a rischio (sociali ed emotive), accompagnando l’utente nella graduale acquisizione di autonomia (2 incontri a settimana, uno individuale di 1 ora e uno di gruppo di 2 ore, per 10 mesi. Gli incontri verranno tenuti da da uno psicologo per ciascun gruppo).

Sostegno e counseling familiare

Per quanto riguarda il counseling familiare verranno effettuati incontri periodici tra operatore, utente e la sua famiglia, al fine di promuovere la partecipazione attiva di tutto il sistema familiare anche in considerazione della fascia di età dei destinatari (18-29). All’interno di questi incontri il fine sarà quello di far emergere le eventuali difficoltà e favorire la comunicazione, in modo da ostacolare le modalità disfunzionali e le condotte devianti e implementare uno stile di vita sano e una più solida rete di sostegno e protezione per il soggetto (per ogni destinatario saranno previste circa 52 ore complessive di attività con la famiglia. Gli incontri verranno tenuti da uno psicoterapeuta con esperienza in ambito familiare).

Sostegno e counseling in ambito di diritto civile penale fiscale e del lavoro

Sono previsti incontri con esperti che si occuperanno di sostegno e counseling in materia di diritto civile, penale, fiscale e di diritto del lavoro, sulle tipologie di contratto di lavoro e presentazioni aziendali. Questo faciliterà l’utente nella gestione delle problematiche legate alla sfera legale, fiscale occupazionale, cercando di renderlo il più autonomo e consapevole possibile anche sotto quest’area ( per ogni utente saranno previste circa 26 ore complessive di sostegno legale).

Laboratori inclusivi

Sono previsti, oltre alle attività di tirocinio, corsi formativi offerti dalla Regione e attività di volontariato, anche laboratori inclusivi, con la finalità di rafforzare la sfera dell’espressività personaledell’individuo.

Un primo laboratorio sarà strutturato in un contesto di “gruppo”, e si avvarrà dell’utilizzo di tecniche di role playng e circle time, con la funzione, per l’utente, di percepire e strutturare la propria immagine corporea e la modalità di rapportarsi con terzi soggetti. In questo modo si cercherà di far conosce all’utente i propri limiti e le proprie risorse, e lo si condurrà alla corretta modalità relazionale, anche in previsione di futuri rapporti lavorativi o collaborativi. Questo primo laboratorio aprirà le porte al secondo, che invece prevede la presentazione dell’utente in ambito professionale. In questa fase si provvederà, insieme all’utente, alla stesura di un curriculum vitae che lo rispecchi e lo esalti, si faranno simulazioni circa ipotetici colloqui di lavoro o su realtà lavorative.

In questo ambito sarà fondamentale il lavoro di empowerment che verrà svolto nelle prime azioni progettuali (ciascun laboratorio prevede 1 incontro a settimana di 2 ore per 10 mesi. Gli incontri verranno tenuti da un educatore e uno psicologo). Durata complessiva del Progetto Individualizzato: 4 incontri a settimana, per un totale di 6:30 ore a settimana, a partire dal terzo mese fino alla chiusura del progetto. Le altre ore saranno impegnate nelle attività di volontariato, tirocinio, percorsi formativi.

La partecipazione alle attività prevedrà, come da Avviso Pubblico, l’erogazione di un’indennità oraria per ciascun destinatario.

 

AZIONE V: MONITORAGGIO E VALUTAZIONE

Durante le diverse fasi progettuali verranno valutate: le prestazioni ottenute dagli utenti in termini di abilità apprese, acquisite o migliorate; caratteristiche sviluppate in merito al comportamento, alla consapevolezza o allo stile relazionale; caratteristiche sociali in termini di miglioramento delle dinamiche all’interno del gruppo o gruppi; sviluppo personale, come potenzialità, motivazioni e attitudini; valutazione dei reali obiettivi, dal punto di vista formativi/lavorativo raggiunti.

In questi termini verranno effettuate tre fasi valutative:

  • pre: verrà somministrato un questionario per indagare la qualità della vita dei partecipanti, le aspettative e i bisogni;
  • in: sono previsti diari di bordo per annotare osservazioni e valutazioni e colloqui di restituzione individuali con i partecipanti. Verranno inoltre eseguiti incontri periodici dell’equipe con le figure del sistema coinvolte, riunioni di coordinamento tra le figure interne al progetto e incontri finalizzati a dibattere e ad apportare interventi correttivi laddove si siano evidenziate carenze significative;
  • post: nuova somministrazione del questionario iniziale, riunione per resoconto globale con i responsabili della struttura che ha inviato gli utenti e verifica di un possibile inserimento in un contesto lavorativo o di volontariato (durata complessiva AZIONE V è di circa 15 ore per utente per tutta la durata dell’azione progettuale).

Il progetto avrà una durata totale di 12 mesi.

Metodologia applicata

Questa proposta progettuale basa le sue fondamenta sulla costruzione di un percorso individualizzato, che sia realizzato partendo dai bisogni e le caratteristiche dell’utente. Fondamentale sarà perciò imparare a conoscere ogni singolo utente, la sua personalità e la sua storia, per poterlo accompagnare in un percorso realmente strutturato sulle sue esigenze. Perciò la metodologia che utilizzeremo, per la realizzazione del progetto, non è basata su un apprendimento tradizionale, di tipo direttivo e frontale, ma è un percorso esperienziale, indispensabile per la costruzione di un percorso ad personam. Partiamo dal presupposto che la modificazione di un comportamento può avvenire solo all’interno di una relazione significativa dal punto di vista emozionale ed affettivo. Si predilige perciò un’azione di “gruppo”, attivando i partecipanti, promuovendo i loro contributi, favorendo una relazione incentrata sullo scambio e sul confronto. Stabilendo una relazione significative le informazioni rilasciate assumeranno un significato profondo nel soggetto; secondo la Social Learning Theory (Bandura, 1996) le persone che per noi restano un modello significativo ci portano a delle modificazioni comportamentali, poiché esse si adattano perfettamente al nostro sistema di norme e valori. L’operatore raggiungerà il suo obiettivo se diverrà una figura significativa ma alla pari dell’utente. Per lo svolgimento di questo progetto sarà utilizzata una metodologia di tipo integrato (in cui ogni singola azione sarà legata all’altra per dare un senso “complessivo” al progetto), improntata sul rapporto empatico tra operatore e utente, sulla psicoeducazione e programmando training di sviluppo delle specifiche abilità socio-cognitive, sull’educazione socio- affettiva, imparando a conoscere meglio sé e le proprie emozioni, migliorando le relazioni con gli altri e attivando dei servizi di rete sociale attraverso una Psicologia di Comunità.

Attraverso la psicoeducazione verranno eseguite attività di informazione, di sviluppo di competenze e abilità personali e interpersonali, cambiando schemi di valutazione e comportamento inefficaci (come ad esempio i rischi legati all’uso delle sostanze) sostituendoli con schemi funzionali, favorendo stili di vita sani attraverso programmi di rinforzo. Questo aiuterà i giovani ad orientarsi anche verso un’area professionale, diminuendo così livelli di povertà e incurabilità. Una metodica utilizzata sarà quella del Counseling, sia individuale che familiare; il Counseling si distingue dall’erogazione dell’informazione proprio per la sua specificità per ogni singolo utente, è infatti personale, caratterizzato da un pensiero strategico che orienta quell’intervento su quell’utente, in quel momento, su quel problema. Un’altra componente importante sarà quella del “gruppo”, come strumento di lavoro e di crescita. Con l’aiuto del gruppo si cercherà di strutturare un’educazione socio-affettiva: mettendo in pratica la tecnica del circle-time, disponendosi in cerchio, si avrà il compito di esprimere a turno la propria opinione o emozione relativa ad un problema, con la consegna di non giudicare ciò che dicono gli altri, imparando così tolleranza, collaborazione e vedendo rimandate le proprie parti de sé. Infine attraverso la Psicologia di Comunità, la cui parola chiave è empowerment, si cercherà di attivare le risorse della persona, del gruppo o della comunità. Si mirerà a costruire una rete di relazioni e servizi istituzionali o assistenziali, dove l’attenzione non è focalizzata sui problemi, sulle carenze, ma sulle doti e le capacità della persona.

Risultati attesi

Questa proposta progettuale è stata strutturata affinché vengano raggiunti, attraverso le diverse azioni, dei risultati significativi per l’utente. L’obiettivo principale è quello di aumentare le possibilità di integrazione sociale ed occupazionale dei soggetti svantaggiati destinatari dell’intervento. Questo verrà reso possibile generando nell’utente una forma di consapevolezza, circa la sua condizione e le sue abilità e attitudini. Solo sviluppando questa consapevolezza di Sé l’utente potrà progettare, con l’aiuto dell’equipe, un percorso personale e sociale. Ci si aspetta che la realizzazione di un progetto individualizzato conduca, alla fine dei 10 misi, all’attivazione di almeno un percorso formativo o professionale, ad un aumento delle abilità relazionali, ad un miglioramento della condizione sociale e socio-economica ed alla costruzione di relazioni positive nel sistema familiare, in cui l’utente potrà trovare appoggio e sostegno ove possibile.

Risorse logistiche attivate

- 1 Psicoterapeuta con esperienza in ambito familiare

- 1 Psicologo esperto in psicodiagnosi

- 2 Psicologi per sostegno psicologico e conduzione gruppi e laboratori (uno Responsabile del Progetto)

- 4 Tutor (2 Psicologi, 2 Educatori)

- 1 Assistente Sociale

- 1 Consulente legale

- 2 Amministrativi per l’elaborazione delle rendicontazioni

Il progetto è presentato dall’Associazione La Promessa ONLUS con Azzurra 84 Coop.Soc in ATI e il personale proverrà da entrambi gli organismi.

Sedi e attrezzature

Per le attività previste dal progetto saranno messe a disposizione le sedi dell’Associazione La Promessa ONLUS, sita in Roma in Via Catone 21 e della Azzurra 84 Coop. Soc. sita in Roma in Via della Balduina 61 a/b. Le sedi dispongono di una sala d’attesa, di una stanza colloqui e di una sala di ampia metratura per svolgere le attività di gruppo e di strumentazione da ufficio (PC, stampante a colori, linee telefoniche, fax, collegamento internet, ecc.). Sarà inoltre previsto uno scambio continuo con le strutture invianti dei destinatari, con le quali, gli operatori dell’equipe, potranno aggiornarsi e confrontarsi sui diversi percorsi dell’utente. Si prevede infine di attivare delle collaborazioni sul territorio (come ad esempio attività di volontariato, corsi di formazione gratuiti, tirocini ecc.), le quali però potranno essere definite in maniera specifica solo dopo aver valutato abilità e esigenze del singolo utente.

 

NESSI LOGICI TRA I CONTENUTI DELLA PROPOSTA E I SUOI OBIETTIVI E LE DIVERSE AZIONI

Le diverse azioni proposte sono legate da nessi logici per il raggiungimento dell’obiettivo proposto:

  • promuovere l’inclusione degli utenti attraverso un percorso di rafforzamento personale: questo avverrà attraverso azioni di orientamento e accompagnamento, sostegno psicologico e lavoratori inclusivi, che avranno come risultato atteso quello di favorire l’inclusione attiva per promuovere le pari opportunità, la partecipazione diretta, elaborare un progetto di vita alternativo ed aumentare la propria consapevolezza circa le proprie difficoltà e risorse;
  • Creare una condizione di occupabilità, attraverso attività di accompagnamento e tutoraggio, che avrannocome risultato finale quello di attivare percorsi occupazionali/lavorativi o opportunità formative;

  • Favorire la riduzione della povertà e dell’esclusione sociale attraverso servizi di sostegno innovativi.Tramite i laboratori inclusivi, il sostegno psicologico individuale e familiare e il counseling in materia didiritto civile, penale e fiscale, si avrà come risultato finale un miglioramento delle condizioni socio-economiche, delle abilità relazionali, e un maggior sostegno dalle famiglie e dalla rete sociale.

Possibili rischi

I principali rischi che potremmo riscontrare sono un atteggiamento non collaborativo e/o ostile da parte degli utenti, stereotipi e pregiudizi nei confronti della figura dello psicologo, drop-out, scarsa collaborazione da parte delle famiglie e dei professionisti coinvolti.economiche, delle abilità relazionali, e un maggior sostegno dalle famiglie e dalla rete sociale.

Coerenza esterna

Nel Lazio la popolazione di giovani tra i 18 e i 29 anni è di 506.477. Applicando le percentuali indicate del dato nazionale alla popolazione della Regione Lazio sarebbero più di 50.141 i giovani tra i 18 e i 29 anni in condizioni di povertà assoluta nella Regione Lazio. Se il livello d’istruzione della persona di riferimento è basso (nessun titolo o licenza elementare) l’incidenza di povertà è più elevata (15,9%) ed è quasi tre volte superiore a quella osservata tra le famiglie con persona di riferimento almeno diplomata (5,8%).(La Povertà In Italia, Istat, 2016). La letteratura scientifica concorda sul fatto che l’adolescenza e la prima età adulta sembrano essere un periodo in cui si tende a mettere in atto comportamenti a rischio tra cui quello di consumo di sostanze. Alcune forme di uso sembrano essere associate allo svantaggio sociale, alla povertà, alla disoccupazione, ad una struttura familiare frammentata ed a eventi di vita stressanti. Il fine della proposta progettuale è quello di ri-attivare i soggetti coinvolti attraverso percorsi di rafforzamento personale e sostegno sociale con lo scopo di incrementare la possibilità di occupazione futura, promuovendo la co-partecipazione tra le diverse figure coinvolte. Obiettivi preposti sono quelli di ridurre l’inoccupazione attraverso azioni capaci di contrastare i rischi di povertà ed esclusione sociale tramite la partecipazione attiva dei soggetti coinvolti, l’inclusione attiva al fine di promuovere le pari opportunità al di là della propria condizione sociale e/o psicologica, il coinvolgimento della rete familiare e territoriale con lo scopo di creare un sistema di sostegno duraturo nel tempo. Questo avverrà tramite un’attenta analisi dei bisogni del singolo utente, che verranno investigati con cura nella prima fase progettuale, per poter successivamente strutturare un percorso individualizzato che, nelle sue singole fasi, conduca ad una soluzione del problema (raggiungendo gli obiettivi preposti sopra citati) che sia coerente ai fabbisogni dell’utente.

Innovatività

La presente proposta progettuale parte dal presupposto che la riuscita o meno di un individuo nell’integrazione sociale spesso è fortemente influenzata dalle sue modalità relazionali e dalle caratteristiche psicologiche che ad esse sono sottese: saper decodificare correttamente il contesto e le comunicazioni degli altri, sapersi confrontare con opinioni diverse dalla propria, sapersi rapportare alla realtà circostante senza dare eccessivo spazio alle proprie tematiche interiori, diventano capacità indispensabili per integrarsi nel contesto sociale ed essere in grado di sostenere una qualsivoglia attività lavorativa. Per questo l’obiettivo non è solo quello di dare informazioni, ma stabilire una relazione fondata sullo scambio e sul confronto, per favorire un apprendimento stabile e duraturo nel tempo, e di conseguenza favorire l’autonomia. Per cui la proposta progettuale presuppone un assessment iniziale multidisciplinare, che consente in tempi relativamente brevi di identificare le caratteristiche della persona che possono essere risorsa o ostacolo nel processo di integrazione sociale e lavorativa.

La valutazione delle caratteristiche psicologiche risulta infatti estremamente attivante per l’utente, che si trova a porsi domande su sé stesso e a scoprirne le risposte attraverso quello che lui stesso ha detto e fatto durante il processo psicodiagnostico: i test psicologici sono utilizzati per aiutare le persone a comprendere meglio sé stesse e per trovare delle soluzioni ai problemi che affliggono le loro vite e che loro sentono come significativi.

per lavorare in maniera efficace con ciascun utente, è necessario conoscerne la storia, la personalità, capire come gli eventi nella sua vita si siano succeduti fino a condurlo nell’attuale condizione di fragilità e come lui abbia risposto emotivamente e fattivamente a tutto questo.

Per questo motivo l’intervento deve essere calibrato su base individuale per andare incontro alle esigenze specifiche di “quella” persona, stimolandone le specifiche risorse ed arginandone gli specifici deficit.

Per questo motivo per ciascun utente è prevista un’accurata analisi preliminare del caso, un piano di intervento personalizzato, un tutor di riferimento e un’equipe stabile che lo seguirà.

Al fine di sviluppare consapevolezza e autonomia è importante coprogettare con l’utente gli obiettivi da raggiungere, perché non basta colmare dall’esterno quelli che noi pensiamo essere i suoi bisogni, ma è necessario far riemergere i suoi desideri e procedere seguendo i tempi che gli sono necessari. È necessario immaginare un percorso di azioni in cui gli aspetti psicologici, sociali, economici e via dicendo vengano affrontati in modo da potenziarsi a vicenda per migliorare complessivamente la vita di quella specifica persona. Un’altra componente importante sarà quella del “gruppo”, come strumento di lavoro e di crescita. Con l’aiuto del gruppo si cercherà di strutturare un’educazione socio-affettiva, si avrà il compito di esprimere a turno la propria opinione o emozione relativa ad un problema, con la consegna di non giudicare ciò che dicono gli altri, imparando così tolleranza, collaborazione e vedendo rimandate le proprie parti de sé. Verranno inoltre attivati servizi sociali innovativi di sostegno, come ad esempio corsi di stesura curriculum e corsi su come rapportarsi e presentarsi in ambiente lavorativo.

Soggetti coinvolti

Verranno inclusi nell’intervento progettuale diversi Servizi Territoriali, quali il SERT ROMA 1, cui referente avremo il dott. Casella e il Policlinico Universitario Agostino Gemelli, cui referente avremo il dott. Janiri, che parteciperanno come Enti invianti degli utenti e come enti di ritorno con cui coordinarsi per mantenere e massimizzare i risultati raggiunti in fase di uscita degli utenti dal progetto. Inoltre collaboreremo attivamente con la Cooperativa Sociale “Azzurra84”, che ci aiuterà per la realizzazione dei Progetti Individuali coinvolgendo i servizi di Segretariato Sociale dei Municipi XIII e XV e le reti di contatti attivate nei servizi gestiti negli anni precedenti (come ad es. il Segretariato Sociale del Mun XIV, Orientamento e inserimento lavorativo dell’ACT, Borse lavoro per persone svantaggiate Mun XIV).